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Desiderio d'irrazionalità
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La pecora (Ovis aries, Linnaeus 1758) è un mammifero, della famiglia dei Bovidi, genere Ovis. Si tratta di un animale addomesticato in epoca antichissima, diffuso attualmente in ogni continente. Per accudirlo l'uomo si affida spesso a cani pastore. Il nome pecora (lat. pecus "bestiame di piccolo taglio" passato poi ad identificare un singolo animale) è riservato all'adulto femmina, il maschio della specie si chiama ariete o montone, mentre il piccolo è denominato agnello o pecorino fino ad un anno di età. La pecora viene allevata per il latte, per la carne e per la lana. La lana, il pelo della pecora, è utilizzata fin dall'antichità come fibra tessile, il suo vello, che viene tosato ogni anno all'inizio dell'estate, fornisce lana di qualità differente a seconda della razza dell'animale e della parte del corpo da cui proviene. Il latte non viene consumato come bevanda come quello di vacca, ma è molto usato nell'industria casearia per la produzione di formaggio pecorino. Gli agnelli vengono allevati principalmente per la carne, solo una parte viene infatti allevata per essere destinata alla riproduzione. È tradizione diffusa in molte zone d'Italia mangiare carne d'agnello nel giorno di Pasqua, l'agnello è del resto l'animale sacrificale per eccellenza nelle culture che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. In molte zone dell'Italia centrale l'agnello da latte, cioè con poco più di un mese di vita, da molti preferito per la carne tenera, è chiamato abbacchio. Ma cosa centra tutto ciò? Sei fuori o hai trovato un ottimo spacciatore e nel caso dacci l'indirizzo!! Il post è sui desideri e sull'irrazionalità. Sull'irrazionalità ci siamo, non aggiungiamo altro, ma vuoi parlarci anche dei desideri? Se consideriamo i desideri che costituiscono probabilmente il paradigma stesso del desiderio, ossia i nostri desideri sessuali, è abbastanza chiaro che è molto difficile trovare qualsiasi “ragione” ad essi, considerati nella loro particolarità, nel proprio “contenuto”. È chiaro che ciascuno ha i propri gusti in materia di scelta o di oggetto o di che cosa ci si aspetta dall’oggetto, per quanto quella possa, certe volte, parere paradossale alla cosiddetta gente comune. Ora, quando si dà qualche “ragione” di amare, è molto improbabile trovarci alcuna “razionalità”. La prova ne è che non ha molto senso discutere i desideri altrui. Faremmo tanta fatica a spiegare le nostre passioni. Non è sicuro per niente che ci sia qualcosa da spiegare. Inoltre, se i nostri desideri più essenziali non possono essere detti ben motivati nei loro contenuti, se questi oggetti sono motivi di desideri perché li desideriamo essenzialmente, quei desideri non possono essere detti motivati in quanto desideri. Al di là della questione di sapere se siamo giustificati nel desiderare tale o tale oggetto per farne tale o tale cosa, resta l’ingiustificabilità ( l’assenza di motivo) del desiderio stesso. Perché desideriamo? Al fatto del desiderio non sembra che ci sia nessuna ragione. Perché dovremmo desiderare o meno? Perché la nostra esistenza è soggetta alla catena del desiderio? Desideriamo perché abbiamo sempre già perso qualcosa (ad esempio, il seno maternale) e cerchiamo, in un modo o un altro, di colmare questa perdita. Comunque questo genere di spiegazione dà al desiderio delle cause ma in nessun caso alcuna ragione. Non c’è nessun motivo, per il desiderio, che funzioni come un senso, o qualcosa d’analogo ad un senso. Perciò, il desiderio è “irrazionale”: cioè non ha nessuna “ragione”, non appartiene per niente all’ambito della ragione. Ad esempio posso conoscere una donna come cattivissima e perversa, che civetta con me e cerca soltanto di farmi soffrire, posso vedere tante ragioni di non amarla, e, soltanto tali ragioni, e ciononostante desiderarla. Prendiamo l’esempio dell’ossessivo dato da Freud: è la storia di una persona che toglie un ramo di un viottolo in un giardino pubblico, per paura che qualcuno si ferisca, poi torna al parco e rimette il ramo al suo posto iniziale, per paura che il nuovo posto in cui lui l’aveva messo (sul ciglio del viottolo) risulti ancora più pericoloso! L’azione del soggetto sembra incoerente: ciò che appare irrazionale, in effetti, è tornare al parco dopo aver deciso in un certo senso, per cambiare ciò che si è fatto. La psicoanalisi ha fornito una risposta, che consiste nell’addurre un’altra serie di ragioni, ma una serie cui è fondamentale che essa sia nascosta, repressa, “rimossa” come tale: se il togliere o meno del ramo è così importante per me perché “esso avrebbe potuto ferire qualcuno”, ciò si verifica perché io avrei voglia che esso ferisca qualcuno, ma questa voglia non è confessabile, anche a me stesso. È il semplice conflitto di quel senso nascosto e del senso “ufficiale”, conscio, che produce l’effetto d’irrazionalità. È probabile che ci sia qualcosa in fondo a tutti i nostri desideri, nel loro limite: essi mirano a diventare illimitati. Ciò che spiega che, in un rovesciamento soltanto apparente del desiderio, possiamo usarlo così da far male a noi stessi – ciò che Freud ha chiamato: pulsione di morte. Dietro tutte le ragioni ritroviamo l’attrazione, fondamentale, dell’assenza di ragione. C’è sempre qualcosa come la morte – e, più essenzialmente, l’attrazione della morte – in fondo a tutti i nostri eccessi. Le nostre passioni ci distruggono; ma amiamo le nostre passioni: esse non ci distruggono perché le amiamo, ma le amiamo (anche) perché ci distruggono, o, almeno, al limite, possono farlo. E tutto questo perchè ho scaricato in buona fede, perchè diciamolo chiaramente che mi hai fregato, sul computer sta cazzo di pecora? Anzi a proposito come si ferma sta cosa? PREMI CONTEPORANEAMENTE I TASTI CTRL ALT CANC seleziona Screen Mate e poi clicca su Termina operazione






